lunedì 5 settembre 2011







Adolphe Appia, Attore musica e scena

L’itinerario di Adolphe Appia


La vita

Nella storia della scena moderna vi sono vite avventurose, appassionanti, ricche di avvenimenti, che
indicano e riassumono in sé il significato di un mondo, di una cultura: la vita di Gordon Craig, ad esempio,
quella di Mejerchol’d, o quella di Artaud. La vita di Appia è affatto diversa: la sua retraite rimane avvolta
nell’ombra, e solo a tratti lascia scorgere, come in un lampo, i dolori e le miserie di un’esistenza
perseguitata da un destino avverso.
Questa la “figura” di Appia, l’immagine mitica dell’artista; ed è certo suggestivo, ma utile forse solo in
parte, porla a spiegazione della sua esperienza estetica. È comunque insufficiente a chiarire la sua opera
e la portata delle sue teorie: si finirebbe da un lato col non dar conto dell’effettivo inserimento di Appia
nella dinamica della cultura del suo tempo, e dall’altro la sua opera correrebbe il rischio di porsi, per noi,
oggi, come una ipotesi di lavoro non utile.
È una strana biografia senza accadimenti, quella di Appia, senza uno svolgimento che non sia quello della
progettazione utopica, nella sua dimensione di polo trainante delle esperienze.
Innanzitutto le date: Adolphe François Appia nasce a Ginevra il l° settembre 1862, e muore il 29 febbraio
1928 a Nyon, nel cantone svizzero di Vaud, sul lago di Ginevra.
Uno svizzero di lingua francese, quindi, ma di mentalità germanica. Sarà il suo dramma di scrittore che
deve calare delle idee, un habitus mentale di impronta chiaramente teutonica in una favella flessibile,
limpida, guizzante, come la francese. Un altro dei suoi grandi handicaps sarà quello dell’espressione
linguistica.
La famiglia degli Appia: il padre, Louis Paul Amédée Appia (1818-1898) era un medico, uno dei fondatori
della Croce rossa internazionale. Le origini della famiglia sono piemontesi, faceva parte di un gruppo
valdese della Val d’Aosta.
Il nonno di Appia, che era un pastore protestante, si trasferì dal Piemonte prima presso Francoforte sul
Meno in Germania, e infine a Ginevra. Il padre di Appia, il dottor Louis, era un uomo severo, calvinista
convinto, che non aveva altri interessi al di fuori della sua professione. Aveva studiato a Francoforte e ad
Heidelberg, dedicandosi anche a studi umanistici (e la sua biblioteca era ricca di classici, soprattutto i
classici tedeschi); medico a 25 anni, si laureò anche a Parigi e visse tra Parigi e Ginevra prima di stabilirsi
definitivamente, nel 1849, nella città svizzera. Ne ottenne la cittadinanza nel 1860, onore riservato a
pochi, e nel 1861 fu eletto presidente della Società medica. Sua moglie Anne Caroline Lasserre era una
donna della Svizzera Romanda, tutta dedita – come dice suo figlio Adolphe – alla chiesa; essa morì quando
il figlio aveva ventiquattro anni.
Fra i parenti di Appia troviamo ben quattro pastori calvinisti.
L’ambiente in cui si venne a trovare il ragazzo era forse lontano dalla sua natura sensitiva. Adolphe era il
più giovane di quattro fratelli. Una sorella, Maria, di due anni più vecchia di lui, andò ben presto
missionaria. L’altra sorella, Hélène, di quattro anni più anziana di Adolphe, fu l’unica persona della
famiglia che comprese, almeno in parte, il fratello artista “bohemien”. I due spesso litigavano, ma Hélène
fu sempre leale verso il fratello e spesso – secondo quanto afferma il dottor Oskar Forel, nel suo
Memorandum inedito, datato 22 aprile 1960 – di nascosto lo aiutava economicamente. Fu lei che alla sua
morte raccolse e tenne gli scritti e i disegni che gli appartenevano. Prima di tutti c’è il fratello banchiere,
di sei anni più anziano di Adolphe, uomo di qualità eminentemente pratiche, che non gradiva di avere un
fratello non rispettabile. Fu la figlia di costui, Geneviève, che bruciò, alla morte di Hélène, le carte
giovanili e la corrispondenza privata di Appia.

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Titolo originale e prima pubblicazione: 
Appia, Adolphe, La mise en scène du drame wagnérien, 1892-1894, Léon Challey, Parigi 1895

Richiedere questa dispensa a: spettacolo.popolare@gmail.com


Ricevuto da Massimo De Luca - 4 settembre 2011





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